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“Quali persone ha incontrato negli ultimi giorni?”  “Con chi vive?”. Sono queste le due domande fondamentali che permettono di ricostruire la catena epidemiologica e far scattare le due principali misure di contenimento dell’epidemia: isolamento stretto per i malati di Covid-19; quarantena per i  contatti, in primis familiari e amici. “L’isolamento è l’elemento chiave per consentire di ridurre l’epidemia” - spiega Sandro Cinquetti, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica (SISP) che fa parte del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 2 Treviso, un bacino di utenza di 1 milione di abitanti.

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“Il 29 febbraio ho iniziato ad accusare stanchezza e dolori, il 4 marzo ho sentito per la prima volta quello che chiamo il “sapore del virus”: cominciavo a non distinguere il gusto dei cibi, mangiare cioccolata o un’aringa era la stessa cosa... si tratta di un disturbo definito ageusia. Il giorno dopo è arrivata la febbre insieme alla mancanza di fiato, non riuscivo più neanche a fare un piano di scale a piedi.  Ho pensato: ci siamo”. 

Comincia così il racconto di Fiorenzo Corti, medico di famiglia a Masate, in provincia di Milano e vicesegretario della Federazione Italiana Medicina Generale (Fimmg). Anche Corti si è ammalato di Covid, ma la sua esperienza – a differenza di molti altri suoi colleghi – è stata a lieto fine.