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Palazzo Lombardia lo aveva annunciato in un'attesa conferenza stampa il 9 ottobre scorso. “La campagna antinfluenzale partirà il 19 ottobre,  abbiamo 2,9 milioni di dosi e siamo in grado di vaccinare non solo le categorie a rischio ma anche i bambini dai 2 ai 6 anni e la fascia 60-64”, aveva dichiarato un mese fa il Direttore generale Welfare della Regione, Marco Trivelli. 

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Campagna antinfluenzale nel caos, in Lombardia, e sindaci in rivolta. In previsione di una seconda ondata della pandemia, già nel giugno scorso, il ministero della Salute aveva raccomandato a tutte le Regioni di anticipare le vaccinazioni contro l'influenza. Motivo:  prevenire le complicanze e agevolare la diagnosi differenziale dei medici di famiglia, evitando l'eccessiva pressione sugli ospedali già al limite di guardia. Palazzo Lombardia ha annunciato l'inizio della campagna antinfluenzale il 19 ottobre, ma a tutt'oggi, nell'area del Milanese

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Poco meno di un milione di dosi di vaccino antinfluenzale, acquistate da Regione Lombardia per i cittadini over-65, non potrebbero essere utilizzate per la campagna vaccinale 2020/2021. Si tratta, più precisamente, di 968mila dosi vaccinali che non sarebbero autorizzate da AIFA per la stagione influenzale imminente. È quanto risulta al sito indipendente Temasalute.it (www.temasalute.it) che ha appena ricevuto la conferma da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA). I due prodotti sono: 

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Chiudere Milano, chiudere al più presto. È questa la richiesta, perentoria, che arriva dall'Ordine dei Medici di Milano, mentre l'area metropolitana sta affrontando la più grave emergenza sanitaria della storia. Ed è un appello, quello del presidente Roberto Carlo Rossi, che davvero non lascia spazio a tentennamenti. "Di una cosa siamo certi: la situazione sia nelle strutture sanitarie ospedaliere

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Anche l’Italia è ormai una paziente a rischio, come il resto d’Europa. I numeri della pandemia crescono in maniera esponenziale e ogni pomeriggio, dopo le 17, i riflettori sono puntati sui dati che vengono trasmessi quotidianamente dai media. In realtà, questi numeri ci restituiscono solo una fotografia sfocata e frammentaria di quella che è oggi la situazione reale nel nostro Paese, e rischiano addirittura di essere fuorvianti