La pandemia di Covid -19 ha messo ancor più in evidenza quanto sia importante considerare le differenze di genere in medicina, nella ricerca e nelle decisioni politiche ed amministrative. Dal punto di vista clinico e scientifico, infatti, SARS-CoV-2 colpisce in modo diverso donne e uomini in termini di severità e mortalità della malattia.
“Anch'io mi ammalai di Covid. Un minuto dopo aver chiuso la zona rossa. Ogni sera facevo visita alla centrale della Prefettura e ci contagiammo tutti, io ero il più grave”. La corsa all’ospedale, il ricovero d’urgenza e un lungo periodo di terapia intensiva.
Dopo la visita del generale Figliuolo, la Giunta Fontana ha annunciato un cambio di passo e un nuovo piano vaccinale anticovid, in linea con le indicazioni nazionali. Per passare dalle parole ai fatti, però, bisogna intervenire in fretta sulle carenze della sanità territoriale rese ancor più evidenti dalla pandemia. Secondo Carlo Borghetti (Pd), vicepresidente del Consiglio regionale e componente della Commissione Sanità, occorre riformare al più presto la legge sanitaria lombarda, la n.23 del 2015, come chiede il Governo.
Le donne stanno pagando il prezzo più alto della crisi sociale ed economica legata alla pandemia. Secondo l'Istat, le donne sono oltre il 70 per cento delle 444mila persone che hanno perso il lavoro nel 2020. Ora un'indagine commissionata da Fondazione Onda entra nel dettaglio delle condizioni di lavoro e di salute durante l'emergenza sanitaria. Vediamole insieme.
A che punto siamo con le “modifiche obbligatorie” che quattro mesi fa il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto al presidente Attilio Fontana di apportare alla legge n.23/2015 della sanità lombarda? “Sarebbe opportuno porre in atto tali interventi con tempestività, al fine di rendere operative le indicazioni fornite”, si legge nel documento del ministero, inviato il 16 dicembre scorso ai vertici di Regione Lombardia.








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