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Oltre 5.400 istanze inviate a ASST, ATS, ospedali: e di queste, nove su dieci sono andate a buon fine. Si tratta di importanti battaglie vinte, come essere riusciti a ricondurre i tempi di attesa di visite ed esami entro le tempistiche di legge, a fronte di prenotazioni fissate dopo lunghi mesi o anni.

A tale proposito la Lombardia vanta record negativi come i 1.600 giorni di attesa per una visita dermatologica registrati in Valtellina qualche tempo fa, o i due anni per prenotare una visita oculistica riscontrati in questi giorni.    

Nell’attuale situazione, è dunque positivo il primo bilancio del Coordinamento Lombardo degli Sportelli Salute, una galassia di 72 realtà totalmente autofinanziate e sorte dal basso in questi ultimi anni in tutta la regione, 12 dei quali a Milano città e 20 nell'hinterland: comitati di cittadini e cittadine che hanno deciso di riunirsi, studiare la normativa e attivarsi per aiutare le persone a esercitare il proprio diritto alla salute nella sanità pubblica (si veda l'articolo pubblicato su Il Sud Milano).

Ma cosa sono esattamente gli Sportelli? E come riescono a intervenire in una materia così delicata e complessa?

“Gli Sportelli Salute si sono ispirati al Manuale di Autodifesa realizzato da Medicina Democratica – spiega Elvira Cossu, del Coordinamento Lombardo Sportelli Salute –. Il principio fondante è che tutti gli individui abbiano un diritto soggettivo e non negoziabile alla salute. Dopo aver definito un quadro preciso delle leggi che riconoscono ai cittadini tale diritto, gli Sportelli predispongono lettere, che noi chiamiamo “istanze”, o “ricorsi”, da indirizzare alle istituzioni sanitarie di riferimento, ASST e ATS, per ottenerne il concreto riconoscimento”.

È chiaro, sottolinea l’operatrice, che gli Sportelli “non avrebbero ragion d’essere se la sanità pubblica funzionasse a dovere, secondo quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione che si è poi concretizzato nella legge n.833 del 1978 che istituì il Servizio sanitario nazionale. 

Gli Sportelli crescono

Ma in una situazione di emergenza come l’attuale, il numero degli Sportelli è cresciuto rapidamente. Una decina quelli sorti a Milano in pochi anni, con un obiettivo duplice: informare le persone dei loro diritti, garantiti dalla legge e dunque esigibili, e aiutare concretamente le persone a compilare le istanze. 

 “Questo almeno è il compito che svolgo come volontaria in due Sportelli – racconta Elvira Cossu -: quello ospitato presso il Circolo PD di Gratosoglio e lo Sportello che si trova nel  Centro Sociale GTA -Gratosoglio Autogestita, in fondo a Via dei Missaglia, uno dei primi a sorgere nel 2022. Lì ho appreso anche le basi giuridiche per poter affrontare questi temi con serietà. Non ci si può improvvisare”.

Un’altra realtà storica è lo Sportello per la Difesa della Salute “Baia del Re”, sempre nel municipio 5, del quale hanno parlato recentemente i giornali perché è intervenuto nel caso di una donna che da oltre un anno attendeva un intervento chirurgico: grazie ai volontari, la donna è riuscita a farsi operare.  

Ma come intervengono concretamente gli Sportelli? “Uno dei nostri scopi è  fare rispettare la tempistica dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza che per legge devono essere garantiti sul territorio nazionale – spiega Elvira Cossu -. Perciò siamo partiti dal rispetto dei codici di priorità”.

Rispetto delle priorità

È importante infatti sapere che sulla prescrizione del medico di medicina generale (sia elettronica che cartacea) viene indicato il “codice di priorità” della prestazione, sia essa una visita o un esame. La lettera “U” indica “Urgente”: appuntamento da fissare entro 72 ore; “B”, “Breve”, con scadenza di 10 giorni; “D”, “Differibile” indica 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; “P”, cioè Programmabile”, concede un massimo di 120 giorni.

Ed ecco il punto. Ogni volta che ci viene dato un appuntamento che supera questi tempi massimi, la legge non viene rispettata. “Quando il Servizio sanitario nazionale non è in condizione di ottemperare ai tempi previsti dai Lea – tiene a precisare Cossu - la sanità pubblica è tenuta a farsi carico di quella visita ricorrendo all’attività intramoenia (quella che i medici svolgono a pagamento negli ospedali pubblici). In questo caso, il cittadino è tenuto a pagare solo il ticket in base al Decreto Legislativo n. 124/1998, articolo 3, punto 12”.

Un altro caso di violazione della normativa è quando al Cup ci viene detto che “la lista di prenotazione per quella prestazione è chiusa”. 

Il ruolo degli Sportelli

Ed è qui che possono intervenire gli Sportelli Salute, aiutando le persone a compilare un modello di istanza per la prestazione in regime di attività libero professionale, oppure fornendo alle persone il modello da compilare. 

“Noi le chiamiamo istanze, o ricorsi, ma sono lettere che inviamo via mail, o tramite Pec, alle istituzioni sanitarie, ASST, ATS e Ospedali pubblici di riferimento, dove è avvenuto il mancato rispetto della normativa. E posso dire che in base alla nostra esperienza, quando chiediamo che la prestazione venga eseguita in intramoenia, accade immancabilmente che gli ospedali trovino in tempi rapidi gli spazi, senza dover ricorrere all’intramoenia”. 

Lo stesso accade per i ricoveri programmati, ossia motivati da apposita richiesta del medico curante: le classi di priorità vanno dalla A (ricovero entro 30 giorni), alla B (entro 60 giorni), C (entro 180 giorni), e infine D (senza attesa massima definita, ma comunque entro 12 mesi).

“Un altro tema di cui ci occupiamo – spiega l’operatrice - è il rispetto della normativa sulla Presa in carico da parte del medico specialista, ad esempio il fatto che il professionista, dopo la prima visita, è tenuto sia a prescrivere le prestazioni successive, sia a prenotare la visita successiva, senza che il paziente debba ritornare dal medico di base. Mentre le Aziende devono prevedere idonee modalità per far sì che ciò avvenga”.

L’attività degli Sportelli è dunque varia e complessa, e richiede “il costante aggiornamento della normativa, in base alle delibere emanate dalla Regione”.

Inoltre non tutti gli Sportelli adottano le stesse metodologie: “Alcuni consegnano moduli da compilare e spedire a cura dell’utente, altri accompagnano le persone anche nell’invio dei moduli, seguendo poi l’evoluzione della pratica, con solleciti, telefonate all’URP, richieste di intramoenia e addirittura c’è chi prosegue l’accompagnamento del paziente fino a quelle che chiamiamo incursioni, invasioni pacifiche dell’URP da parte del paziente e dei volontari, finché non si riesce a incontrare il direttore sanitario o altre figure in grado di garantire  la prestazione nei  tempi Lea”.

Sportelli di tutta la Lombardia unitevi

E poiché il numero degli sportelli continua a crescere, “ci siamo strutturati in un Coordinamento – spiega l’operatrice - senza modificare la struttura che è orizzontale, visto che non abbiamo un vertice o un gruppo dirigente, e trasversale, perché molte e diverse anime guidano i volontari”.  

Infine, “è evidente che la risposta all’attuale degrado della sanità pubblica non sono gli sportelli, che risolvono solo i problemi individuali delle persone. E quando veniamo a conoscenza di situazioni al limite del consentito, ad esempio specialisti con l’agenda vuota e Cup che non fissano appuntamenti, cerchiamo di far conoscere queste situazioni attraverso i media. Una delle nostre voci, su Radio Popolare, è la trasmissione 37,5 di Vittorio Agnoletto, mentre alcuni sportelli hanno una buona visibilità sui social.

Manifestazione l'11 aprile 

Il Coordinamento Lombardo Sportelli Salute, insieme a Medicina Democratica e a 27 realtà della società civile, accanto a forze sindacali e a tutte le forze politiche di opposizione, è impegnato nell’organizzare la manifestazione a Milano dell’11 aprile, contro la delibera della Regione che apre le porte della sanità pubblica ad accordi con assicurazioni e fondi privati, rischiando di creare una super intramoenia e con essa disparità di trattamento e squilibri. Una Lettera aperta è già stata inviata ai direttori generali delle ASST e ATS territoriali. 

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