Una “Lettera aperta” indirizzata ai Direttori Generali del Welfare della Lombardia, affinché non applichino la delibera della Giunta regionale che apre le porte degli ospedali pubblici all’assistenza privata integrativa (fondi sanitari, mutue, assicurazioni).
Il testo della Lettera che verrà inviata nei prossimi giorni ai manager del Welfare, come anticipato da Il Sud MIlano, è stato redatto dal Coordinamento lombardo Sportelli Salute, da Medicina Democratica e da Arci Lombardia, ed è attualmente in fase di sottoscrizione da parte di altre forze sociali, sindacali e politiche attive nella difesa del Servizio sanitario nazionale e dei suoi principi. Regole valoriali come eguaglianza, equità e universalità (alla base della legge 833/1978 istitutiva del SSN) che ora sono messe a dura prova dal recente provvedimento regionale.
Con la delibera n. XII/4986, proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso e varata il 15 settembre 2025 dalla Giunta di Attilio Fontana, le strutture della sanità pubblica (ASST e IRCCS pubblici) sono infatti chiamate a stipulare accordi con assicurazioni, fondi e mutue per far curare i loro assistiti all'interno degli ospedali pubblici. La delibera contiene anche il modulo facsimile per i contratti. Nel dettaglio, si chiede ai manager del Welfare di fare una “ricognizione” sperimentale di sei mesi, che dunque dovrebbe concludersi il 15 marzo. Ma a tutt’oggi non è dato sapere quante e quali strutture abbiano attivato intese.
La decisione di Regione Lombardia consente, a chi è iscritto a un fondo integrativo o a un’assicurazione, di usufruire di prestazioni in regime di “intramoenia”, ossia le visite a pagamento che i medici del Servizio sanitario nazionale effettuano negli ospedali pubblici in orario extra-lavorativo. Ma come fanno notare i firmatari della Lettera aperta, in una sanità pubblica già molto stressata da lunghissime attese, si rischia di creare una corsia preferenziale per chi è assicurato, a scapito di chi non ha una un’assistenza integrativa.
Una delibera che consente di saltare la fila, insomma, introducendo una sorta di “super intramoenia”, diversamente regolata in termini monetari e di mercato, rispetto alla normale attività intramoenia. L'attività libero professionale intramuraria (ALPI), venne introdotta 34 anni fa dall'allora ministro De Lorenzo per far fronte alle lunghe liste d’attesa (D.lgs. 502/1992). Ma a una precisa condizione: che le prestazioni in intramoenia non superino l’attività istituzionale, garantita dal SSN.
Liste d'attesa e intramoenia fuori controllo
Tuttavia, né le visite in intramoenia, né la successiva “intramoenia allargata” (praticata nelle strutture private in mancanza di spazi nel pubblico) hanno purtroppo risolto il problema cruciale delle liste attesa. Ed anzi, con questa "super intramoenia", i ritardi potrebbero ulteriormente allungarsi, sia per chi non può permettersi (o non vuole sottoscrivere) un’assicurazione, sia per chi effettua le visite a pagamento.
“La delibera n.4986 comporta il rischio di andare fuori norma – avverte il presidente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli -. Già oggi in Lombardia in almeno 28 strutture sanitarie si supera il 50% di attività intramoenia, ma questo non è consentito dalla legge. E se verranno aggiunte altre persone nell’ambito dell’intramoenia si rischia di andare ben oltre questo tetto. Ecco perché con la Lettera aperta ci rivolgiamo ai Direttori generali del Welfare dicendo loro: la responsabilità politica è della Giunta che ha fatto la delibera, ma la responsabilità del rispetto delle norme è vostra. Ogni manager è chiamato a fare la sua parte”.
Le richieste degli Sportelli Salute, Medicina Democratica, Arci Lombardia e altre forze
I firmatari della Lettera Aperta sottolineano innanzitutto “l’intento di tutelare il fondamentale diritto alla salute, sancito dallo spirito e dalla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana, come definito dalla legge 833/1978 con particolare riferimento agli obblighi di universalità di accesso alle cure e al superamento delle diseguagliante sociali”.
Invece, la delibera n. XII/ 4986 istituisce di fatto “un percorso ‘privilegiato’ per gli utenti dotati di una forma di sanità integrativa”. (...) È illegittimo - si sottolinea - che un paziente non venga curato nei tempi stabiliti dai LEA; risulta ancor più grave e inaccettabile qualora ciò avvenisse per fare spazio ai clienti di Fondi, Mutue e Assicurazioni”.
Vi è quindi il pericolo di “una ulteriore alterazione strutturale dei rapporti tra sanità pubblica e privata, poiché Fondi, Mutue e Assicurazioni diverrebbero di fatto l’unico ‘cliente organizzato’, acquisendo un potere di condizionamento sulle scelte operative e strategiche delle strutture pubbliche”.
Ma ci sono anche altri gravi squilibri impliciti, come la “concentrazione nel servizio pubblico delle prestazioni meno remunerative” mentre si determina “un considerevole aggravio dei carichi di lavoro per la sanità pubblica e per i suoi lavoratori”.
Tutto ciò premesso, i firmatari della Lettera si rivolgono a ogni manager del Welfare lombardo esortandolo a “non dare seguito alle indicazioni contenute nella delibera, poiché il Suo dovere primario è garantire a tutte le persone assistite dal Servizio Sanitario Nazionale tutte le prestazioni dovute, nel pieno rispetto dei tempi stabiliti dai Livelli Essenziali di Assistenza”. E infine a “valutare in modo approfondito gli effetti di eventuali accordi”.
Per ora, la delibera lombarda è apripista in Italia, ma il modello potrebbe essere replicato altrove, avverte Vittorio Agnoletto nella sua Newsletter, Diritti in Salute: “Fondi, mutue e assicurazioni chiederanno quanto prima alle altre regioni di seguire l’esempio lombardo”.
Le opposizioni in Regione: Ritirate la delibera che crea la "super intramoenia"
“L’apertura all’assistenza integrativa causerebbe ulteriori disparità, introducendo una super intramoenia. Chi ha un’assicurazione sanitaria potrebbe passare davanti anche a chi paga le visite”. Carlo Borghetti, consigliere regionale di opposizione, non ha dubbi: “Non è questo il modo per risolvere il problema delle liste d’attesa. Per non parlare dell’intramoenia allargata che in Lombardia rischia di andare fuori controllo.. stiamo assistendo a un progressivo scivolamento verso un punto di non ritorno”.
Il consigliere, durante la riunione del Consiglio regionale straordinario sulla sanità che si è tenuta il 10 febbraio, ha presentato - a nome di tutte le forze di opposizione (Pd, M5S, Patto Civico, AVS e Italia Viva) – un documento che impegna la Giunta a svolgere “Azioni urgenti per superare le disuguaglianze nell’accesso al SSR lombardo”.
Unanime la richiesta di ritirare la Delibera n. 4986 poiché “introduce un secondo canale di erogazione delle prestazioni, parallelo a quello istituzionale, determinando l’istituzionalizzazione di un sistema sanitario a due velocità con effetti negativi sui principi di universalità, equità e solidarietà e sulla fiducia dei cittadini”. Unanime anche la richiesta di controlli su eventuali abusi nell’attività intramoenia e -ove siano riscontrate violazioni- di sanzioni.
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