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La pandemia di Covid -19 ha messo ancor più in evidenza quanto sia importante considerare le differenze di genere in medicina, nella ricerca e nelle decisioni politiche ed amministrative. Dal punto di vista clinico e scientifico, infatti, SARS-CoV-2 colpisce in modo diverso donne e uomini in termini di severità e mortalità della malattia.

Anche i sintomi che accompagnano a lungo chi ha sofferto gravemente di COVID-19 – il cosiddetto long Covid – si manifestano in modo differente nei due sessi e avranno un impatto specifico sul servizio sanitario nazionale.

La campagna vaccinale, infine, ha dimostrato una volta di più l’importanza di raccogliere dati disaggregati per informare al meglio le scelte di politica sanitaria, massimizzando l’efficacia dei trattamenti e riducendo al minimo gli effetti indesiderati, per quanto rari.

Per non parlare del diverso impatto della pandemia sulla società e quindi sulla vita di uomini e donne, ad esempio in termini di conseguenze sul mondo del lavoro o sulla salute mentale della popolazione. Questa doppia analisi della pandemia come fenomeno epidemiologico ma anche sociale offre spunti importanti sulla necessità di integrare la medicina di genere con una politica di genere, in campo sanitario ma non solo.

Il tema della medicina di genere e delle politiche di genere al tempo del Covid è oggi sotto i riflettori degli Irccs lombardi: l’Ospedale San Raffaele ha organizzato un meeting virtuale per riflettere insieme su genere e inclusione in ambito sanitario, partendo dallo studio di un caso esemplare come la pandemia da nuovo coronavirus. L'incontro “Medicina e Politiche di Genere al tempo di COVID-19 – Il punto di vista degli IRCCS lombardi” ha visto la collaborazione dei referenti della medicina di genere degli IRCCS della regione, sotto il coordinamento di Cinthia Farina, responsabile del Laboratorio di Immunobiologia delle Malattie Neurologiche dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Hanno partecipato anche molti specialisti afferenti a diversi ambiti a medicina (ginecologia, medicina interna, psicologia, psichiatria, pediatria, urologia virologia). 

Ma cos'è la medicina di genere? Questo termine definisce lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-conomiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona allo scopo di garantire ad ognuno la migliore cura, rafforzando il concetto di centralità del paziente e di personalizzazione delle terapie.

Nell’ambito della ricerca biomedica lo studio delle differenze dei meccanismi di malattia e delle differenti risposte ai farmaci intende sviluppare le conoscenze scientifiche utili per lo sviluppo di marcatori di malattia e target terapeutici genere-specifici.

I lavori del meeting virtuale sono stati aperti da Pierpaolo Sileri, sottosegretario al Ministero della Salute e professore associato all'Università Vita-Salute San Raffaele e da Letizia Moratti, vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, a sottolineare l’importanza di affrontare le problematiche di genere in medicina e nella ricerca biomedica. Non solo per garantire la parità di accesso alle cure di oggi e di domani a tutti i cittadini ma anche per sostenere gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) nell’accesso ai finanziamenti europei. Il Piano Strategico Europeo 2020-2025 per la parità di genere raccomanda infatti l’inclusione della prospettiva di genere in tutte le politiche e processi dell’Unione.

A partire dal 2022 gli enti pubblici e privati impegnati in Ricerca e Innovazione dovranno aver sviluppato e adottato al loro interno un cosiddetto Gender Equality Plan (GEP) per essere candidabili. I GEP sono dei piani di cambiamento istituzionale il cui obiettivo finale è raggiungere l’uguaglianza di genere e contrastare stereotipi, discriminazioni, molestie, disparità nelle carriere e nei salari.

«Per gli stakeholder in ambito sanitario e di ricerca si pone dunque l’urgenza di implementare nuove ed efficaci politiche di genere e inclusione all’interno del proprio ecosistema e di adeguarsi alle indicazioni europee. È importante sostenere anche la leadership femminile considerando che nel sistema sanitario nazionale le donne rappresentano il 63,8% del personale dipendente ma solo il 16,7% siede nelle direzioni generali (dati rapporto Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario Italiano OASI 2019)» spiega Elena Bottinelli, amministratore delegato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Il direttore scientifico, Fabio Ciceri, sottolinea che «nell’ambito di un IRCCS, l’implementazione di un efficace Gender Equality Plan non può limitarsi ad affrontare la questione di genere sul piano organizzativo e delle politiche aziendali, ma deve includere una visione di genere nella pratica medica (medicina di genere) e nella ricerca scientifica, nella consapevolezza che le terapie e la presa in carico del paziente così come la costruzione di un solido protocollo di ricerca – anche preclinica – non possono prescindere dalla considerazione del tema”.


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